Italian poem
LXXIII
La quercia poderosa che con le chiome dense e con le braccia immense copria la valle ombrosa,
che al verno, agli aquiloni, come un leon ruggiva e al maggio si copriva di nidi e di canzoni,
la quercia fulminata giace distesa al suolo e l’ultimo usignolo ha pianto e l’ha lasciata.
Anch’io sento cadute ormai dal ramo verde le foglie e il tronco perde la forza e la salute.
Anch’io, se ascolto il core, sento che m’è sfuggita la gioia della vita, la fiamma dell’amore.
Tramonta e si scolora fin della speme il raggio.... Ah, chiaro sol di maggio, potrò vederti ancora?