Italian poem
LXXVI
Quando morrò, lungo la terra mossa non piantate il cipresso e la mortella; io la mia tomba non la voglio bella, ma giovevole altrui più che si possa.
A che servono i fior sopra la fossa se l’alito d’april non rinnovella le membra, il cor, la vita e le cervella, vestito un giorno ed anima dell’ossa?
Piantateci una vite! Il suo giocondo, il suo celeste grappolo spremuto, diverrà vino ghiotto e rubicondo,
e così, benchè morto, in mio tributo ai vivi pagherò, rendendo al mondo qualche goccia del vin che gli ho bevuto.