Italian poem
Oh dio! Fileno, oh Dio! Comincia il prato
OH dio! Fileno, oh Dio! Comincia il prato Di nuovo a verdeggiar; le usate spoglie Riveste il bosco; e già spirar si sente Nunzio di primavera Un zeffiro importuno. Al campo, all’armi, Oh dio, già ti richiama La novella stagion! Senza il tuo Bene Come viver potrai, povera Irene!
Aure amiche, ah non spirate Per pietà d’Irene amante; Care piante, ah non tornate Così presto a germogliar. Ogni fior, che si colori, Ogni zaffiro che spiri, Quanti, o Dio, quanti sospiri Al mio cuore ha da costar!
Ma chi fu mai quell’empio, Che pria formò dell’innocente acciaro Istromenti di morte, e rese un’arte La crudeltà! No, non avea quel cuore Idee d’umanità, senso d’amore. Che insania! Che furor! Posporre i vezzi D’una tenera amante alle minacce D’un feroce nemico! Ah nò, Fileno Non lasciarti sedur. Se vago tauto Sei pur di guerra, ha le sue guerre Amore: Ogui amante è guerriero. Ancora amando E si gela e si suda; amando ancora Esperienza, ingegno, Ardir bisogna. Auche in Amor vi sono Ed insidie e sorprese, Ed assalti e difese, E trionfi e sconfitte, e paci ed ire: Ma l’ire son fugaci, Ma son care le paci, Ma un trionfo indistinto Giova egualmente al vincitore e al vinto. Anzi le pene istesse... Ahimè, che ascolto! Ecco la tromba. Ah questo È il segno di partir. Fermati, ingrato. Perchè fuggi così? No, le tue palme Non pretendo involarti; Poco chiedo, o crudel; guardami e parti.
Va; ma conserva i miei, Caro, ne’giorni tuoi: Va; torna mio, se puoi, Ma torna vincitor. Pensa dovunque sei Talvolta alle mie pene; E dì: la fida lrene Chi sa se vive ancor!