Italian poem
Canto sesto
Argante ogni Cristiano a giostra appella: Indi Otton, non eletto, a lui s’oppone Audace troppo, e tolto vien di sella; Onde sen va nella città prigione. Tancredi pur con lui pugna novella Comincia; ma a lei tregua il bujo impone. Erminia che del suo Signor si crede Curare il mal, muove notturna il piede.
Ma d’altra parte le assediate genti Speme miglior conforta e rassicura: Ch’oltre il cibo raccolto, altri alimenti Son lor dentro portati a notte oscura: Ed han munite d’arme e d’instrumenti Di guerra, verso l’aquilon, le mura, Che d’altezza accresciute, e sode, e grosse, Mostran di non temer d’urti o di scosse.
II.
V.
VIII.
XI.
XIV.
XVII.
XX.
XXIII.
XXVI.
XXIX.
XXXII.
XXXV.
XXXVIII.
XLI.
Tratte le spade, i gran mastri di guerra Lasciar le staffe, e i piè fermaro in terra.
XLIV.
XLVII.
L.
LIII.
LVI.
LIX.
LXII.
LXV.
LXVIII.
LXXI.
LXXIV.
LXXVII.
LXXX.
LXXXIII.
LXXXVI.
LXXXIX.
XCII.
XCV.
XCVIII.
CI.
CIV.
CVII.
CX.
CXIII.