Versos Italian Vittorio Alfieri Sonetto XXXIII (L’Attica, il Lazio, indi l’Etruria, diero…)

Italian poem

Sonetto XXXIII (L’Attica, il Lazio, indi l’Etruria, diero…)

by (1749–1803)

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L’Attica, il Lazio, indi l’Etruria, diero In lor varie flessibili favelle Prove a migliaia, ch’ogni cosa è in elle, E il forte, e il dolce, e il maestoso, e il vero. Tarde poi, sotto ammanto ispido fero, Sorser l’altre Europee genti novelle, Stridendo in rime a inerme orecchio felle, E inceppate in pedestre sermon mero. Ciò disser, carmi; e chi ’l credea, n’è degno. Nè bastò; ch’essi, audacemente inetti, Osaro anco schernir l’Italo ingegno. Di tai loro barbarici bei detti Vendicator, d’ira laudevol pregno, Giungo, securo dall’averli io letti.