Italian poem
Sonetto XXXVI (L’Uom, che minor d’altr’Uom si estima…)
by Vittorio Alfieri (1749–1803)
L’Uom, che minor d’altr’Uom si estima, è spesso, (Mercé sua fiacca opinïon fallace) Non che ad altrui, minore anco a se stesso, E, inerte vela, senza vento ei giace. Ma chi il contrario inverecondo eccesso, Figlio di stolta ebra impotenza audace, Spinge a stimarsi, con dileggio espresso D’ogni altro; a ogni altro quegli inver soggiace. In tai due estremi, due vicine genti Stanno, gl’Itali, e i Galli: ambo son poco; Nulla quei, tutto questi in sé veggenti. Pur ridestarsi può divino fuoco In quelle, ov’arse un dí, robuste menti; Non mai destarsi, ove impudenza è giuoco.
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