Versos Italian Vittorio Betteloni Catastrofe

Italian poem

Catastrofe

by (1840–1910)

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C'era una volta un mesto cavaliero, Assai mesto davvero: Solo abitava in un vecchio castello, Sulla riva del mare: Solea ciascun augello E ciascun fior che lo vedea passare Di lui meravigliare:

Tanto della persona trascurato, Discinto e spettinato, Uscia talor per la contrada intorno. Pure sedea più spesso, Quanto era lungo il giorno, Nella sua stanza, col capo dimesso, Tutto chiuso in sè stesso.

Prima del tocco non andava a letto. Dinanzi al caminetto Solea d'inverno consumar le sere; Ci si obliava ancora Per delle notti intere, E tu invano la voce alzavi allora, Onda del mar sonora.

Ed ecco in notte procellosa e nera, Di mezzo alla bufera, Tra il fulminìo che scoppia orrido e fitto, Un grido l'aere fende: Balza il garzone ritto, E un'angoscia infinita il cor gli prende, Com'ei quel grido intende.

E si picchia alla porta. Oh non invano Picchi, o vezzosa mano! Ei corre al saliscendi e tutto l'alza. Ed alto a lungo il tiene. Or seminuda e scalza Una donna che appena si sostiene Su per le scale viene.

Egli è in cima di queste, e dal suo canto Tace e fa lume intanto. «Io son qui per morire ai piedi tuoi, Per chiederti perdono... Tu ancor bene mi vuoi... Se ti lasciai per altri in abbandono, Mira in che stato or sono!» —

Questo disse la donna, ed ei rispose: «Ahimè! di queste cose Penetrato son io profondamente. Voi siete assai malata, E fu molto imprudente L'arrischiarvi a sì lunga passeggiata In notte sì arruffata.

Veniste in legno?.. Oh come sulle spalle Non buttarvi uno scialle?.. Bisogno avrete di dormire, io credo; Ho un sol letto e piccino Ch'io volentier vi cedo. Berreste pria qualcosa? Un centellino Di rumme? un po' di vino?..» —

Come udì queste cose la fanciulla Non osò dir più nulla, Ma sull'indifferente alzando gli occhi Timida e sbigottita, S'accasciò sui ginocchi E chinando la testa illanguidita Passò di questa vita.

Il cavalier che al caso inaspettato Non era apparecchiato, Pur vedendo la bella creatura Venire a un tratto meno, Con improvvisa cura Su lei gittossi e d'alta ambascia pieno Tentolle i polsi e il seno.

Ella era morta, ed egli non sostenne Di viver oltre, e venne Alla finestra, e si buttò di sotto. Com'era naturale Egli ebbe il collo rotto. Amor, per quanto il salto sia mortale Già non impresta l'ale.

Badino a ciò i Signori e le Signore Che or fossero in amore. Che se fede al mio dir non si rifiuta, Codesto è il mio parere: Amore è febbre acuta. Badate a voi: non facile è sapere Quel che ne può accadere!