Versos Italian Vittorio Betteloni Ideale

Italian poem

Ideale

by (1840–1910)

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Come arrivarti, o idolo Fatal che sì m'attiri? Sei tu sogno o fantasima Di mente che deliri? Non hai quaggiù tu stanza, Nè forma nè sostanza Fuor che nel mio pensier?

Pure io non sono a pascermi Di vacue larve avvezzo, O se già fui, le imagini Or cancellai da un pezzo, Che ignara fantasia Pinse alla mente mia Nel tempo suo primier.

Ebbi varcato i limiti D'adolescenza appena, E non cercai nell'etere De' versi miei la scena; Cercai soggetto al canto Fra gli uomini soltanto Presso e dintorno a me.

Forse non più tra gli uomini, Che tra le donne invero... Or quell'ingenuo palpito Più in me destar non spero; Ma nell'immenso vano, Fuori del senso umano, La poesia non è.

Sol la natura e il vario Gioco di nostra vita A rallegrarci, a piangere, A poetar ci invita; E là ti celi, o mio Bello e tremendo iddio, Ch'io vo cercando invan.

In vaghe forme e labili Bensì m'appari spesso, Ma come io credo giungerti, Tu fuggi al tempo stesso: Così crudel miraggio Per corsa e per viaggio Non meno è a noi lontan.

Nei mille aspetti scorgerti Della natura io credo. Talor nelle più tenui Parvenze pur ti vedo; In valli oppur sui monti, Nell'alba e nei tramonti, In riva ai laghi e al mar,

Di bimbi e vaghe femine Nel riso e nello sguardo, Nei tre color siderei Dell'italo stendardo; E qual così scoprirti In vario aspetto, udirti In vario suon mi par.

Nel primo che alle vergini Accento strappa amore, Nel primo ancor che al pargolo Accento insegna il cuore, In ogni suon che molce L'anima, la tua dolce Voce udir sembra a me.

Ma degli insurti popoli Nel grido, e nel concento Dell'inclite vittorie La tua gran voce sento, E più il mio cor l'intese Quando il gentil paese Pianse l'onesto re.

Ma che mi val l'ingenito Amor di ciò che è vero. Di ciò che è bello e nobile, Se ad esso il magistero Pari non è dell'arte, Se far le oscure carte Specchio di quel non so?

Così sfinge adorabile Mi avvolge di possenti Misterïosi fascini; Ma delle renitenti Forme ch'io sogno e adoro L'alto segreto ignoro, Nè inter mai lo saprò.

Mi lambe intanto gl'intimi Precordi un tetro foco, Ond'io mi crucio, ed essere Non può che di me gioco Faccia così una mera Imagine, chimera Fantastica, ideal.

Diva Beltà ch'io medito Tu un sogno sol non sei; Così potessi io giungerti; Stringermi a te vorrei In sì possente laccio Ch'io ti morissi in braccio Facendomi immortal.