Italian poem
Fantasmi
by Ada Negri (1870–1945)
Io mirai l'onda che rompeasi al lido; E di veder mi parve Rasentar leggermente il flutto infido Una schiera di larve.
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Eran vestite d'alighe spioventi: Avean sciolti i capelli, Disfatti i volti, occhi stravolti o spenti. Sotto ai lor piè l'acqua turbata avea Balenii di coltelli.
Da quelle labbra scolorate uscìa Bava e un gemito rôco. Misto al rombo del mare esso venìa A parlarmi nel core.--Sui ginocchi Io caddi a poco a poco.
Eran fracidi corpi d'annegati; Suicidi gettati Da volontà demente ai flutti e ai fati; Vittime con un ferro in mezzo al petto, Naufraghi scarmigliati.
Mi disser: «Che si fa sopra la terra?» Io risposi: «Si piange. Ipocrisia trionfa, odio si sferra. Oh, più felici voi su gl'irti scogli Ove l'acqua si frange!...»
Mi disser: «Scendi ai placidi riposi Fra l'alghe serpentine. Nascondigli d'amor sono i marosi Inesplorati, e sol nel nulla è pace. Scendi;--qui v'è la fine.»
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.... Ed io mirai su le verdastre larve Il tramonto morire: Ne la penombra il queto mar mi parve Un letto per dormire.