Italian poem
Il dono
by Ada Negri (1870–1945)
Nella notte un selvaggio urlo, senz’eco. — Urlo di vita, o pur di morte?... — Quella che in esso lacerò la bocca bella or s’è composta in un silenzio cieco.
Dorme il suo nato a lei daccanto: informe nodo di carne inconscia e bruta. — L’atto del generarlo la scagliò d’un tratto nel buio di voragini senz’orme.
Sprofondò; sprofondò vertiginosa- -mente; e più nulla seppe; e il suo vermiglio sangue ancor vivo zampillò nel figlio, s’accese in lui, ne imporporò la rosa
sacra del cuore. — Così tu passasti, o Donatrice, nella discendenza tua: tal fu del donar la vïolenza che te stessa al novello Esser lasciasti.
... Crescerà il figlio d’anno in anno, schivo ma saldo, in sè nutrendo, quale in scorza d’albero scabra, una compatta forza di vita, un fresco e rifluente rivo
d’amore, un’inquieta ansia di germi: ei che non ebbe canti su la culla sentirà in petto l’anima fanciulla sola armata, fra tante anime inermi.
Si chiederà talvolta: — Ho io due cuori, che, se l’un manca, l’altro rinnovella nel corpo il sano impeto rosso, e nella lotta ritempra i palpiti o gli ardori?...
Ho io due vite in me, che l’una preme l’altra, e l’invigorisce con midolla occulte, ed è per essa al par di zolla che vegli o incalzi il maturar del seme?...
.... Per lui verrà compiuto ad esultanza il divino miracolo del Dono. La madre rivivrà nel figlio buono, perfetta incorruttibile sostanza:
il cuor nel cuore in ritmo pulserà concorde: senza volto e senza nome e senza voce, e pur presente come Dio, più grande sarai, Maternità.