Italian poem
Samaritana
by Ada Negri (1870–1945)
O tu che vivi sola, sul confine della foresta ove sei nata, e siedi d'un cedro all'ombra centenaria, i piedi ignudi e sciolto sulle spalle il crine:
tu che hai negli occhi la corrente azzurra del fiume che laggiù splende fra gli elci, e, nascosta fra l'alte umide felci, sogni, ascoltando il bosco che susurra:
dammi per questa sete che m'uccide un sorso:--l'acqua del tuo pozzo invoco, quella che attingi tu, mentre con roco gemito il secchio discendendo stride.
Tu che ti stendi per dormir sull'erba aulente di viole e d'innocenza, e distingui semenza da semenza e la mandorla sbucci quand'è acerba:
tu che legger non sai ne' libri impuri che l'uomo scrisse per offender l'uomo, e rassembri in tua forza ad un indômo puledro, che di nulla s'impauri:
lascia ch'io prenda la metà dell'aria che tu respiri, la metà del frutto che stai mordendo:--nel cammino io tutto il mio bene ho perduto, o solitaria.
Io l'ho perduto e più non lo ricerco, troppo imparai quanto quel ben sia vano: tu che t'ascondi ad ogni sguardo umano, dammi la sola voluttà che cerco.
Con l'acqua del tuo pozzo una freschezza versami nella gola, che mi renda qual letto di ruscello, e diaccia scenda ad annientarmi in cuore ogni tristezza.
Dammi l'oblìo di me, fammi novella come in Aprile un cespo di mentastri, tu, che misteri di foreste e d'astri sai, ma null'altro sai, dolce sorella.