Italian poem
Selciato Cittadino
by Ada Negri (1870–1945)
Vampe e vampe a me salgono dal lastrico che sfioro, errando nel tramonto roseo. L'ultimo fischio echeggia dalle fabbriche, l'ultima rondin stride intorno agli embrici, l'ultimo sogno langue sui garofani dei davanzali, e van le lune elettriche sbocciando in alto, tra una rete ferrea di fili.--Oh, sol per me, pe' miei veggenti sensi, di vampe e vampe arde il selciato. Io me ne cingo, come d'una fiammea veste.--Io ben so di quanta vita è saturo il selciato, in quest'ora del crepuscolo misterïosa.--Femmine passarono snelle nei veli, con profili pallidi annegati fra dense ombre di piume; e una scìa di profumi e un lungo fremito di turbamento dietro al passo ambiguo lasciaron sull'asfalto e sulla pietra. Rapidi e chiusi in lor superba maschera gli ammassatori d'oro, i falchi umani passarono, celando acute granfie per ogni bene che si compri ed ogni perversa ebbrezza della vita breve; e un odor di rapina e un denso filtro d'energia bevve da' lor passi il suolo. Con saettare di carrozze e fremere d'automobili e fughe di bicicli e tumulti di plebe e canti e fischi d'artieri in corsa e duellar di sguardi cozzanti a gara, fluttuò la vita, vibrò rifulse divampò la vita. Ed il dolor che sè credea più squallido d'ogni dolore, ad un quadrivio urtò l'ambascia che in sè chiude ogni altra ambascia, ma non la riconobbe; e passò oltre. Risa d'infanzia, risa di feminee labbra scarlatte in dolce arco dischiuse, schiette risa di popolo e sogghigni di suggellate bocche s'incrociarono razzando--e fu una rete di scintille. Un nemico, con balzo agil di tigre, si scagliò sul nemico; e nella mischia brutale il sangue invermigliò la strada. Fanciulle a gruppi vennero, con freschi fiori al petto, alle trecce--e i rosei petali caddero, a fascio, sull'orror del sangue. I commerci e le industrie in forme innumeri di sagacia, d'audacia e di conquista, e amor che sogna, e orgoglio cinto d'armi, e ambizïon che in fervido silenzio le proprie arrota, e povertà che obliqua tende la mano oppur s'asconde, tutto passò, di sè, di sè la terra e l'aria saturando, le vene delle pietre gonfiando di viventi umane linfe. Sacro tramonto!... Ecco, il mistero io pènetro: ecco, io perdo la mia forma mortale, io mi dilato in me, sino ad accogliere l'altrui sostanza, anche la più segreta, l'altrui miseria, anche la più profonda, l'altrui pensiero, anche il più vasto.--Il mondo col suo bene e il suo male è tutto in me: ed io somiglio al letto d'un torrente in piena, allor che l'acqua vi precipita dal monte, ribollendo nelle torbide schiume, in sua furia rapinando gli alberi, empiendo l'aria del suo rauco mugghio; ma le pietre e le sabbie del ghiareto frantumate e travolte, abbrividiscono d'ansia e di gioja all'impeto dell'acqua che le devasta, follemente viva.