Italian poem
Servire
by Ada Negri (1870–1945)
Poi che ogni donna è al mondo per servire con la carne caduca e l’immortale spirito acceso, docile fra il male e il ben, soggetta in piangere e in gioire:
poi che ogni donna è ancella a chi le prenda per vïolenza il palpitante cuore, io riconosco, o Dèspota Dolore, su me la tua sovranità tremenda.
Amo il tuo bacio, ch’è morsicatura perversa, e n’ho sul petto e in faccia i lividi. Tu ti diverti a torturarmi, e i brividi misuri e godi della mia paura.
Ti nascondi, talvolta: e allor m’avvedo, ecco, ch’è maggio, e che nel ciel le stelle son come i fiori sulla terra; e delle stelle e dei fiori uguale, ecco, mi credo.
Ma tu, ch’eri in agguato, a un tratto l’ugna m’affondi in collo, e sì mi scuoti, e a sangue baci e maltratti: ed io m’affloscio, esangue, fra le tue braccia molle come spugna.
Mi sei buono, talvolta, e suggi lieve le mie lacrime calde dalle ciglia; ma io sorrido senza maraviglia, chè troppo so come la sosta è breve.
Terribili silenzi son fra noi, talvolta. Immoto, tu somigli a un morto, ma vegli. Immota, perso in te lo smorto viso, nel cuore io medito de’ tuoi
celati artigli l’azzannar protervo, repente. — Se tu vuoi, potrò domani morire. Mi sarà, dalle tue mani, dolce. T’amo così. Così ti servo.