Italian poem
Sinite parvulos
by Ada Negri (1870–1945)
Se nel crocicchio d’una via deserta O in mezzo al mondo gaio e spensierato Incontrate un bambino abbandonato, Pallido il viso e la pupilla incerta;
Che d’una madre il bacio ed il consiglio Abbia perduto, e pianga su una bara La memoria più santa e la più cara, Oh, portatelo a me!... Sarà mio figlio.
Io lo terrò con me, per sempre. — A sera Gli metterò le sue manine in croce, Con lui, per lui dicendo a bassa voce De’ miei anni più belli la preghiera.
La parola che eleva e che conforta Io gli dirò con placida fermezza; La gelosa e veggente tenerezza Avrò per lui de la sua mamma morta.
Io gli dirò che la vita è lavoro, Gli dirò che la pace è nel perdono; Di tutto ciò che è giusto e grande e buono Farò nella sua mite alma un tesoro.
La forza di pensier che Dio m’ha data Tutta trasfonderò ne la sua mente; Presso a lui sfiorirà tranquillamente La mia vita raccolta e scolorata.
Mentr’io declinerò verso l’oblìo, E avrò la cuffia e metterò gli occhiali, Ei salirà, lo spirto agl’ideali, Le braccia alla fatica e il cuore a Dio.
Fidente ei moverà verso l’aurora, Ingranaggio vital nell’universo, Irrequieto augello al sol converso. Giovane stelo che nel sol s’infiora:
E in pace io morirò.... poichè sofferto Non avrò indarno, e non indarno amato; E da un petto di figlio e di soldato Cadrà un sospiro su l’avello aperto.