Italian poem
Sangue
by Ada Negri (1870–1945)
Sangue ch'io vedo--se i grand'occhi neri socchiudo in languidezza di desìo-- scorrer per vene e muscoli nel mio corpo, dal capo eretto ai piè leggeri:
sangue ch'io sento insorgere al cervello, fumida vampa, ed affluirmi al cuore: so la tua forza, gusto il tuo sapore, da te ogni giorno ho un fremito novello.
E sia tu d'altri, e grondi in mischia, o sgorghi nerastro da ferita volontaria, o, decomposto, il sol, la terra, l'aria ti rïassorban ne' lor vasti gorghi:
o ti rapprenda in grumi all'orifizio delle piaghe nascoste, che il silenzio benda di spine, abbevera d'assenzio, inacerba qual corda di supplizio:
o splenda e arda, animator fecondo, nelle vene di chi per vincer nacque: o, col flusso instancabile dell'acque oceaniche, gonfî il cuor del mondo:
tutto per me ti addensi, meraviglia di vita, di beltà, di passïone, in questa che fiorì sul mio balcone in un'alba d'amor, rosa vermiglia.