Italian poem
Il Cantico di Giuditta
by Giacomo Zanella (1820–1888)
Oh, si agiti il cembalo, Il timpano suoni! Cantate l’Altissimo, Invitti campioni! O vergini, un cantico Sull'arpe sonore Temprate al Signore!
Si esalti la gloria, S’invochi il suo nome: Ei solo le furie De’ popoli ha dome; Signore de’ secoli, Signor degli eventi, Cantatelo, o genti.
In mezzo al suo popolo Chiamato a tenzone Levò formidabile Il suo padiglione: Si piacque proteggere Dalla ira straniera La fida sua schiera.
Dai monti di borea L’Assiro discese, Di sue moltitudini Coprendo il paese: I fiumi seccarono; Di sotto a’ cavalli Scomparver le valli.
Giurava d’incendere La santa contrada; Nel petto a’ miei giovani Tuffare la spada: Co’ bimbi le vergini A barbare rive Tradurre cattive.
Ma Dio colla folgore Incontro gli mosse; Per man di una debole L’altero percosse. Vittoria! Dal braccio Non ei fu trafitto Di giovane invitto;
Non gli alti Titanidi Gli rupper la maglia, Nè sceser gl’indomiti Giganti a battaglia; La figlia di Mérari Col florido viso, Giuditta l’ha ucciso.
Il brun della vedova Vestito depose: Si cinse di giubilo, Ornossi di rose; Sul volto de’ miseri Nelle ore supreme Fe rider la speme.
Di nitido balsamo Le guance si tinse; Di mitra purpurea Le chiome costrinse: Al barbaro insidia, In manto novello Uscì dall’ostello.
Nell’ôr de’ suoi sandali Fu domo l’altero; La donna bellissima Lo fe prigioniero; La donna terribile Sul collo esecrando Fe scendere il brando.
I Persi gelarono Di tanto ardimento: A’ Medi rizzaronsi I crin di spavento; Allor di grandi ululi, Di orribili stridi Sonarono i lidi,
Allor che i miei poveri Di sete languenti Dal muro piombarono Sulle orde fuggenti. Correte, lanciatevi, Mietete sulle orme Le barbare torme.
La bionda progenie Di giovani spose Infranse di Ninive Le spade famose: I prodi non ressero, Di pargoli in guisa, All’ira improvvisa.
Oh, grande all’Altissimo Si moduli un canto; Pel giro de’ secoli Risuoni il suo vanto! Di Persia, di Assiria Al soffio di Dio Il fiore svanìo!
Signor, tuoi gli eserciti, È tua la vittoria! Signor del mio popolo, Chi teco si gloria? Tu parli: dai vortici Del nulla fecondo Fuor lanciasi il mondo;
A’ piedi in silenzio Ti sta l'universo; Al suon di tue collere Ogn’empio va sperso; Le pietre si squagliano, Ribollon le fonti, Traballano i monti.
Beato chi trepido Ti cole, o Signore! Sul capo gli rutila Ghirlanda di onore, O giudice ei moderi In pace la terra, O fulmini in guerra.
Ma guai chi sugli umili Tuoi servi si getta! A tergo gli mormora L’eterna vendetta: Nel giorno novissimo Fia cerca, fia rasa Degli empi la casa.
Già turbini e folgori Accerchiano il loco: Son preda i cadaveri A’ vermini, al foco, Al foco che orribile De’ rei fa governo Nel secolo eterno.