Versos Italian Giacomo Zanella Il taglio dell'Istmo di Suez

Italian poem

Il taglio dell'Istmo di Suez

by (1820–1888)

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Nella terra del sol, donde fanciulla Uscìa l’umana schiatta a’ lunghi esigli, Tornan giganti a riveder la culla Gli sparsi figli:

Tornano di arti e di scïenze adulti A’ favolosi regni, ove pe’ fiumi, D’azzurro fior nella corolla occulti Scendono i numi.

Batte alle porte de’ sopiti imperi Mattutina l’Europa: il desto Egitto Per l’alte sabbie agevole a’ nocchieri Apre tragitto.

Un’altra volta Iddio sull’Eritreo Guida i popoli suoi; non come quando, Sceso ne’ flutti, il fuggitivo Ebreo Scampò dal brando;

Ma sulle prue pacifiche seduto Che ghirlandate d’innocenti allori Portano all’opulento Indo tributo D’arti migliori.

O sepolto in tue caste e del tuo rito Popol tenace, che ad antiqui mostri Giganteggianti in eternal granito Muto ti prostri,

Teco noi fummo una famiglia. Erranti Appiè dell’Imalaia l’idïoma Teco parlammo, che passò ne’ canti D’Atene e Roma.

Poi col sol divisando il nostro calle Noi partimmo le tende. Al mezzogiorno Tu scendesti, e d’ôr lieta immensa valle Fu tuo soggiorno.

Fiero scendesti; e di lioni alati E d’elefanti, eroico pellegrino, I porfidi lasciasti effigïati Nel tuo cammino.

Ma di molli riposi il clima amico, Le olenti selve e la spontanea mèsse Franser tua possa: all’ardimento antico Ozio successe.

Noi futuri del mondo agitatori All’occaso movemmo. Il cielo avverso, E sterile il terren, se di sudori Pria non asperso,

Destar l’insita fiamma. Alla natura Noi contendemmo il pauroso regno; E bello di costanza e di sventura Fulse l’ingegno.

Austera dea, necessità le menti Di vero in ver per ardua via sospinse: Co’ facili commerci in un le genti Il mare avvinse.

Sursero imperi e disparîr: coverse Barbara notte i rai d’ogni dottrina; Ma civiltà rifolgorando emerse Dalla ruina.

Or lieta della Fè, che in un amplesso I suoi possenti popoli comprende, Verso il cheto splendor di un dì promesso Europa ascende.

Vieni a vederla! Assisa in sulle soglie Dell’orïente e di superbe sorti Italia consapevole t’accoglie Entro a’ suoi porti.

Rugge dell’Adria il sollevato flutto Al passar della prora ardimentosa; E l’anel, che celò fido nel lutto, Rende alla sposa.

Vieni! Dell’aureo Gange i doni apporta Al severo occidente, e gli estri antichi In noi colla gagliarda aura conforta Del tuo Valmichi.

Noi di compasso armati e di quadrante A’ tuoi lidi verremo; e fia l’oltraggio Ulto del vero e le catene infrante Del tuo servaggio,

Quando sotto le palme e fra gli amomi Noi moveremo insieme ed alla folta Ombra odorata insegneremo i nomi D’Humboldt e Volta.