Italian poem
L'amore materno
by Giacomo Zanella (1820–1888)
Volgon due soli ch’io sciogliea fidente A te l’augurio di miglior fortuna. Ecco nel dolce nido, ove piangente Sedesti appiè d’una deserta cuna,
Ecco due biondi pargoli vezzosi, Che ambo i padri han nell’atto e nella faccia, Che vispi ti sorridono e festosi Al materno tuo sen stendon le braccia.
Avventurati pargoli! Né sanno, Ancor non sanno di che immenso affetto Tu palpiti per essi; e quanto affanno A un lor vagito ti conturbi il petto!
Nell’aurea luce di notturne stanze Veglian le tue compagne in lieti crocchi; O di protratte musiche e di danze Fanno agli orecchi allettamento e agli occhi.
Tu di una muta lampade al barlume Presso i pargoli tuoi siedi le notti; E t’è dolce per lor lasciar le piume, Dolci i lievi per lor sonni interrotti.
Nel tuo talamo appar della Divina Madre un’immago benedetta e pia; E lì con ansio cor sera e mattina Sollevi i verecondi occhi a Maria,
Pregando Lei che del virgineo velo Covrir si piaccia i piccioli tuoi figli; E sulla cuna che li accoglie, il Cielo Mandi gli angeli suoi, piova i suoi gigli.
Crescete, o fanciulletti! Il mar v’attende, Dubbio mar della vita. In pace è l’onda; Limpido sull’aurora il ciel risplende, E le vele vi gonfia aura seconda.
Da lungi alzasi un canto e lo ripete Di lido in lido l’aura innamorata: «O voi, che l’onda a navigar prendete, Che senza pianto non fu mai varcata,
Seguitate il mio suon che vi conduce Di mezzo a scogli e insidïose arene, Ove un ciel ride di purpurea luce, Ove si stringe, non si sogna, il bene.»
O cara voce del materno amore, A lievi giovanili anni conforto! Che ognor t’intenda, ognor ti segua il core, Fin che le vele sian raccolte in porto.