Versos Italian Giacomo Zanella La divina Provvidenza

Italian poem

La divina Provvidenza

by (1820–1888)

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Contadinello, che ne’ giorni brevi Lavor non trovi ed ansio del domani Miri dall’uscio le cadenti nevi, Che tutti intorno han già nascosti i piani, Se sgomento ti assale, odi parola Del Signor che t’è presso e ti consola.

Figlio, soverchia cura Non prendere dell’ora Che l’avvenir matura Fosco a’ tuoi sguardi ancora.

Se sulla nuda mensa Ti vien mancando il pane, Non ti atterrir; ma pensa Che un Padre ti rimane.

Se mentre gela il vento E stridon le tempeste, Il tuo carbone è spento, Sdruscita la tua veste,

Non dire: «il poverello Chi coprirà di un saio? Al gramo villanello Chi colmerà lo staio?»

Di Dio non sei tu l’opra? E non aver paventi Un cencio che ti copra, Un pan che ti alimenti?

Mira gli augelli! A loro Il genitor celeste Altro non diè tesoro Che il canto e le foreste.

Non serbano di biade Colmi granai; ma quando Lo inverno l’aria invade, Il giorno ottenebrando,

Con flebil pigolìo, Sparsi di neve il dorso, Levano gli occhi a Dio In cerca di soccorso.

Ed Ei n’ascolta il grido; E l’ali all’aquilone Temprando, presso al nido Il granellin depone.

E tu da men ti credi De’ passeri? Le cose A’ tuoi regali piedi Tutte il Signor non pose?

Nè del vestir ti accori Troppo il pensier: Colui, Che dà la veste a’ fiori, Coprirà i membri tui.

Guarda del campo al giglio: Non fila, non intesse; Pur fu monarca, o figlio, Che simil veste avesse?

Splendeva, come stella, Di ammanti e di corone; Pur clamide sì bella Non cinse Salomone.

Che se bontà divina Veste così vil erba Che, volta una mattina, Al forno si riserba;

Se amor che mai non dorme, Alla stagion nemica Le miserelle torme De’ passeri nutrica;

O povero di fede, Sarà che ti abbandoni Chi lo spirar ti diede A ornarti de’ suoi doni?

De’ fiori tu men vali E degli augelli? O temi Che, aprendosi a’ mortali, L’arca al Signor si scemi?