Italian poem
Sopra una conchiglia fossile nel mio studio
by Giacomo Zanella (1820–1888)
Sul chiuso quaderno Di vati famosi, Dal musco materno Lontana riposi, Riposi marmorea, Dell’onde già figlia, Ritorta conchiglia.
Occulta nel fondo D’un antro marino Del giovane mondo Vedesti il mattino; Vagavi co’ nautili, Co’ murici a schiera; E l’uomo non era.
Per quanta vicenda Di lente stagioni Arcana leggenda D’immani tenzoni Impresse volubile Sul niveo tuo dorso De’ secoli il corso!
Noi siamo di ieri: Dell’Indo pur ora Sui taciti imperi Splendeva l’aurora: Pur ora del Tevere A’ lidi tendea La vela di Enea.
È fresca la polve Che il fasto caduto De’ Cesari involve. Si crede canuto Appena all’Artefice Uscito di mano Il genere umano!
Tu, prima che desta All’aure feconde Italia la testa Levasse dall’onde, Tu, suora de’ polipi, De’ rosei coralli Pascevi le valli.
Riflesso nel seno De’ ceruli piani Ardeva il baleno Di cento vulcani: Le dighe squarciavano Di pelaghi ignoti Rubesti tremoti.
Nell’imo de’ laghi Le palme sepolte; Nel sasso de’ draghi Le spire rinvolte, E l’orme ne parlano De’ profughi cigni Sugli ardui macigni.
Pur baldo di speme L’uom, ultimo giunto, Le ceneri preme D’un mondo defunto: Incalza di secoli Non anco maturi I fulgidi augúri.
Sui tumuli il piede, Ne’ cieli lo sguardo, All’ombra procede Di santo stendardo: Per golfi reconditi, Per vergini lande Ardente si spande.
T’avanza, t’avanza, Divino straniero; Conosci la stanza Che i fati ti diero: Se schiavi, se lagrime Ancora rinserra, È giovin la terra.
Eccelsa, segreta Nel buio degli anni Dio pose la meta De’ nobili affanni. Con brando e con fiaccola Sull’erta fatale, Ascendi, mortale!
Poi quando disceso Sui mari redenti Lo Spirito atteso Ripurghi le genti, E splenda de’ liberi Un solo vessillo Sul mondo tranquillo,
Compiute le sorti, Allora de’ cieli Ne’ lucidi porti Le terra si celi: Attenda sull’áncora Il cenno divino Per novo cammino.