Italian poem
LXX (ALtri, ch’al suo Signor d’ossequio grato…)
by Giovanni Francesco Lazzarelli (1621–1693)
ALtri, ch’al suo Signor d’ossequio grato Vuol dimostrare un ben divoto affetto, Ne tien da dotta mano effigiato In nobil quadro il riverito aspetto: Altri de la sua Donna il viso amato Ha in picciol rame epilogato, e stretto, E di fulgide gemme ingiojellato, Qual suo Nume, sel tien vicino al petto, Altri l’effigie dell’Amico assente Suole a dispetto del destin nemico Tenersi a lato, e farselo presente: Io ch’Amante ti son, Servo, ed Amico, Porto il ritratto tuo sempre pendente In una borsa sotto a l’umbilico.
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