Italian poem
Tristia
by Giovanni Prati (1814–1884)
Messer Giannozzo, come un’ombra passa la figura del mondo; e noi siani vólti verso quell’ora, che, sonando, squassa non pure il nostro, ma l’ardir di molli; e poco approda su la fronte lassa portar rami di lauro in Ascra còlti: sotto poca erba in un’angusta cassa pur quei fregi superbi andrai! sepolti. Né, come il fior che cade a mattutino, sotto la falce del villan mietuto, le corone dei re si salveranno. Messer mio caro, un rigido destino preme ogni cosa. Ond’io pensoso e muto guardo al nulla che resta e ai dì che vanno.