Versos Italian Giuseppe Parini VII. La bellezza del creato

Italian poem

VII. La bellezza del creato

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Viva cui piace infra i tumulti assorto de la cittade; e dei piacer si nutra che, folle emulator de la natura, Tuoni fabbricossi. Io so che alfín ne sugge amarezza o fastidio: e so che poi lungo costume che lo intrica e avvince, quando piú n’ha desio, tornar no’l lascia a la madre del semplice, del puro, del verace piacere; alla ohimè tardi conosciuta natura. Oh somma diva, oh Venere immortale, oh delle cose eterna genitrice, io te cercando, io te seguendo vo per ogni calle dove Tuoni non corrompa il tuo bel volto: e, pago d’imitarti, a te non osi contender le tue palme; e travviarti dall’eterno cammín, ridicoloso mostro facendo de la tua bellezza. E bella in ogni parte al guardo altrui, tutta bella egualmente è la natura, come bella tu sembri al guardo altrui, amabile Teresa, a cui ragiono neii’ozio che mi danno i tuoi bei iumi, cui nemico destili veder mi toglie. Bella è qualor d’ogni suo fasto altera spunta col novo sol del monte in cima, e al suo primo spuntar giú dal pendio

versa un torrente di volubil luce che abbevera le piante e i fiori e l’erbe e gli uomini e le belve: e bella è ancora quando il notturno suo sidereo manto spande sopra le cose. E qual sul collo del crinito destrier bella è mai sempre o ne la coda del pavone occhiuta, tal su le squame de la serpe, tale infra le anella de la ruca, tale dell’immobile ecchino è su la crosta. Cosí tu, del mio core unica meta, cosí piaci mai sempre al guardo altrui, o sia che ornata sul bel capo avvolgili con leggiadra testura in vari modi la versatile ognor dovizia immensa de’ tuoi bruni capegli; e ’l ciglio altero, e l’elittico assai cerchio degli occhi e il foco de le due nere pupille combattano all’aperto: o sia che chiusa tra i domestici veli [Il ms. resta interrotto.]