Italian poem
X. Ricordi infantili
Diece lustri omai compiuto ho di questa inferma vita. Sempre in favole ho vivuto; e vivrò fin ch’è finita. Nelle fasce ancor lattante le sdentate donnicciuole l’alma debole incostante mi nodrir d’assurde fole. Io da lor narrar m’udia come spesso a par del vento van le streghe in compagnia dei demoni a Benevento; come i lepidi folletti di noi fanno gioco e scherno, e gli spirti maladetti a noi tornan dall’inferno. Con la bocca aperta e gli occh e gli orecchi intento io stava: mi tremavano i ginocchi; dentro il cor mi palpitava. Al venir delle tenèbre m’ascondea fra le lenzuola: indi un sogno atro e funèbre mi troncava la parola. Nondimeno al novo giorno obliavo i pomi e il pane; alle vecchie io fea ritorno, e chiedea nuove panzane.
Cosí presto a le chimere dietro vai, pazzo mortale, e sedotto dal piacere fai ritorno al noto male. Le fantastiche leggende poi mi venner tra le mani onde il regno si distende de’ pietosi ciarlatani.