Versos Italian Ippolito Pindemonte A Venere

Italian poem

A Venere

by (1753–1828)

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Venere eterna, in variopinto soglio, Di Giove fìglia, artefice d'inganni, O Augusta, il cor deh tu mi serba spoglio Di noje e affanni.

E traggi or quà, se mai pietosa un giorno, Tutto a' miei prieghi il favor tuo donato, Dal paterno venisti almo soggiorno, Al cocchio aurato

Giugnendo il giogo. I passer lievi, belli Te guidavano intorno al fosco suolo Battendo i vanni spesseggianti, snelli Tra l'aria e il polo,

Ma giunser ratti: tu di riso ornata Poi la faccia immortal, qual soffra assalto Di guai mi chiedi, e perchè te, beata, Chiami io dall'alto.

Qual cosa io voglio più che fatta sia Al forsennato mio core, qual caggia Novello amor ne' miei lacci: chi, o mia Saffo, ti oltraggia?

S'ei fugge, ben ti seguirà tra poco, Doni farà, s'egli or ricusa i tuoi, E s'ei non t'ama, il vedrai tosto in foco, Se ancor nol vuoi.

Vienne pur ora, e sciogli a me la vita D'ogni aspra cura, e quanto io ti domando Che a me compiuto sia compj, e m'aita meco pugnando.