Italian poem
Canzone IX.
Chi tempo aspetta, assai tempo si strugge: e ’l tempo non aspetta, ma via fugge. La bella gioventú giamai non torna, né ’l tempo perso giamai riede indrieto; però chi ha ’l bel tempo e pur soggiorna, non ará mai al mondo tempo lieto; ma l’animo gentile e ben discreto dispensa il tempo, mentre che via fugge. Oh quante cose in gioventú si prezza! Quanto son belli i fiori in primavera! Ma, quando vien la disutil vecchiezza e che altro che mal piú non si spera, conosce il perso di quando è giá sera quel che ’l tempo aspettando pur si strugge. Io credo che non sia maggior dolore che del tempo perduto a sua cagione: questo è quel mal che affligge e passa il core, questo è quel mal che si piange a ragione; questo a ciascun debbe essere uno sprone di usare il tempo ben, che vola e fugge. Però, donne gentil, giovani adorni, che vi state a cantare in questo loco, spendete lietamente i vostri giorni, ché giovinezza passa a poco a poco: io ve ne priego per quel dolce foco che ciascun cor gentile incende e strugge.