Italian poem
Canzone VI.
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Tu mi metti in fantasia spesse volte, e ’n dubbio amore; son, per certo, in tale errore ch’io non so dov’i’ mi sia. Tu ti mostri lieta in volto, poi ’n un tratto serri ’l ciglio; forse che tu stimi molto fare altrui un aspro piglio; or di bianco, or di vermiglio tu ti mostri nel tuo viso, poi mi getti un dolce riso, che mi tiene in fantasia. Non si vuol pigliar piacere di levare altrui in alto per lasciarlo poi cadere, perché faccia sí gran salto. L’uom non è però di smalto, di diaspro o di diamante, che patir ne possa tante: pur mi tieni in fantasia. Suole Amore alcuna volta rivoltarsi col suo strale e legar chi n’era sciolta, perché usato è di far male. Lo scusarti non ti vale alla fine poi del gioco; poi che acceso sará il foco muterammi fantasia.
Also available with a spoken translation into English in the reader.