Italian poem
Canzone VI.
Con tuo promesse e tuo false parole, con falsi risi e con vago sembiante, donna, menato hai il tuo fedel amante, sanz’altro fare; onde m’incresce e duole. Io ho perduto drieto a tua bellezza giá tanti passi per quella speranza, la qual mi die’ la tua gran gentilezza e la beltá, che qualunque altra avanza: fida’mi in lei e nella mia costanza, ma insino a qui non ho se non parole. Di tempo in tempo giá tenuto m’hai tanto, ch’io posso annoverar molt’anni; ed aspettavo pur, di tanti guai ristorar mi volessi e tanti affanni; e conosco or che mi dileggi e inganni: la fede mia non vuol da te parole. Donna, stu m’ami, come giá m’hai detto, fa’ ch’io ne veggia qualche esperienzia: deh! non mi tener piú in cotanto aspetto, ché forse non arò poi pazienzia: se vuoi usare in verso me clemenzia, non indugiare e non mi dar parole. Questo tenermi come m’hai tenuto pensa, donna, che l’è la morte mia: il tuo indugiare è pur tempo perduto, poiché tu sai quel che ’l mio cor disia. Deh! fátti alquanto piú benigna e pia; tra’mi d’impaccio, e non mi dar parole. Va’, canzonetta, e priega il mio signore che non mi tenga piú in dubbio sospeso; di’ che mi mostri una volta il suo core, e s’è perduto il tempo ch’io ho speso: come io arò il suo pensiero inteso, prendo partito, e non vo’ piú parole.