Italian poem
A le ostriche - Epicedio
O
ostriche verdi, a i miei bizzarri canti deh, spalancate docili le valve stravaganti. Ecco il pepe, il limone, il vin di Chianti. I versi miei rallegrino gli ultimi vostri istanti.
Come i piagnoni, v’incrostate forte, a quell’antico scoglio che v’assegnò la sorte, ed il moto v’uccide, e mezzo morte a ’l mercato vi comprano per le feste di Corte.
Come i poeti onesti a Dio più grate, d’un casto e solitario amor vi contentate e senza voluttà prolificate, fredde, mute ed immobili o bestie costumate!
E quando il glauco mar non vi nasconde le nozze de i cetacei maschiamente gioconde, sigillate le valve pudibonde in faccia a tanto scandalo: o bestie vereconde.
Nelle nicchie romite e tenebrose, dando l’anima piccola a larve paurose, la vanità de ’l mondo e de le cose meditate in silenzio, o bestie religiose.
O bestie, bestie, imagine e modello de’ vati neo cattolici che san castrare il bello, questo ingrato mondaccio è un gran bordello. Non c’è nemmeno un critico che v’abbia ne ’l suggello!
Non c’è un pedante che sbagliando schiumi ne i libri del suo prossimo un paio di volumi, che dica schietto senza tanti fumi: signori, io sono un’ostrica d’ingegno e di costumi.
E il peggio è questo, che v’è capitato dopo millanta secoli l’elogio meritato, ma in un ritmo così sconclusionato che l’Arcadia, buon’anima, m’avrebbe strangolato!
Prendete quel che c’è. Tanto quei tali che vi biasciano a tavola de’ preti sensuali, non sanno che belar salmi ideali. Mangiano il proprio simile! Moralisti immorali!
Basta. Affogate ne ’l propizio vino, a morir ne ’l mio stomaco vi condanna il destino. Quanto a ’l prossimo vostro, poverino, è andato a farsi friggere, e lo frigge Pasquino.