Versos Italian Olindo Guerrini "Nascitvro"[*]

Italian poem

"Nascitvro"[*]

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Exultavit in gaudio infans in utero meo. LUC. I, 44.

No, che su zolla sterile Non fu gittato il seme Se, lacerato il solido Guscio che invan lo preme, Esce il rampollo e germina Pei campi o per le aiuole, Schiuso al tepor del sole Sotto al clemente ciel.

No, la bollente gocciola, Plasma del germe umano, Nel sitibondo fornice Non fu scagliata invano Se nel mio fianco turgido, Come in risposta cella, Un'anima novella Veste il corporeo vel.

Oh, alfin potrò conoscerti Amor santo e sereno Di madre e roseo stringermi Un pargoletto al seno.... Addormentarti, crescerti, Potrò sul grembo anch'io, Sangue del sangue mio, Frutto d'immenso amor!

T'insegnerò a disciogliere I passi e le parole, Ti narrerò, baciandoti, Gl'incanti delle fole, Indi trarremo in giubilo Lungo un campestre calle Seguendo le farfalle E raccogliendo i fior.

Ti guiderò per l'ardue Strade dell'arti prime L'alto volume aprendoti Delle materne rime; Io sulle illustri pagine Ti condurrò la mano, Io t'aprirò l'arcano Del mondo e del saper.

E allor che il sangue giovane Ti pulserà nel petto E sentirai le trepide Ansie del primo affetto, Sarò al tuo fianco assidua E virilmente fida Consigliatrice e guida Nei dubbi del sentier.

Al focolar domestico Io sarò presso ancora Quando velata e timida Mi condurrai la nuora Che me, benigna pronuba, Dirà perversa e cruda Se nel tuo letto, ignuda Vergin, la spingerò.

E quando i fior del talamo Matureranno i frutti, Ava prudente e provvida Io veglierò per tutti; Poi con le palme tremule Carezzerò i nepoti E a Dio la prece e i voti Per loro innalzerò.

E già mi veggio, debile Vecchia, tra lor seduta Narrar, senza rimpiangerla, La gioventù caduta E i versi miei ripetere A un coro d'innocenti, I versi miei fulgenti Di virtuoso zel.

Ava, così, amorevole E santa educatrice. In mezzo ai biondi pargoli Vivrò lieta e felice E quando giunga al termine La vita mia modesta, Reclinerò la testa Per ridestarmi in ciel.

Forse ch'io sogno?... Ah, palpita Pur nel mio grembo un vivo E freme e balza e s'agita Or che a lui penso e scrivo.... Deh, perchè tardi o nobile Della mia gloria erede? Non sai che la mia fede E l'amor mio sei tu?

Ma intanto?... Ah, un dubbio orribile Mi sta confitto in core. Sento un mister nell'anima Pensando al genitore.... Parla, se puoi rispondermi, Tu che doman vivrai; Dimmi, se pur lo sai, Il padre tuo chi fu?

[*] Credeva di avere concepito un figlio. Invece aveva preso freddo e tutto finì con una fuga d'aria compressa.

A SUA ECCELLENZA REVERENDISSIMA MONSIGNOR VESCOVO TITOLARE DELLA CHIESA CATTEDRALE DI SEBOIM NELLE PARTI DEGLI INFEDELI QUESTO NUOVO LAVORO DI MANO AMICA SE NON ESPERTA ACCRESCA IL PIACERE DELLA ESALTAZIONE

Ut ambules in via bona. PROV. II, 20.

Signor, poi che una Diocesi Dall'Augusto Vegliardo hai conseguito E l'anello di Vescovo Come novello sposo hai messo in dito,

Tra il fumo dei turiboli, Tra il plauso della folla intorno accolta, Mite Pastor di Seboim, Porgi l'orecchio e la mia voce ascolta.

Deh, quando sul tuo popolo Benedicendo stenderai la mano E la lieta Pentapoli A piè del trono avrai come un Sovrano,

Serbati buono e i miseri Intorno a te raccogli e li consola; Ricorda Cristo e predica Più con l'esempio e men con la parola.

Non insegnare ai chierici Che il Pontefice solo aprir può il cielo; Non insegnare il Sillabo, Ma lo scordato ormai vecchio Vangelo.

Trafficator non renderti Di Giubilei, Congressi e pellegrini, Ma proibisci l'Obolo E l'altre furberie per far quattrini.

Nell'ira tua scomunica Chi va col collo torto e il viso basso; Lascia che di Quaresima I Diocesani tuoi mangin di grasso;

Non annoiare i pargoli Col Catechismo, i Salmi e la Scrittura; Dà lor le chicche e mandali A scuola od a saltar lungo le mura,

Lascia ballare i giovani, Lasciali far l'amor quando han ballato E se poi si confessano Ridi e dichiara: «quel ch'è stato è stato!»

Non ributtar la femina Che degli affetti suoi non fu padrona; Pensa a Maria di Magdalo: I peccati d'amor Dio li perdona.

Non tormentare i parroci Per le chiacchere intorno alla servetta; Dì lor che i Sacri Canoni Non vietano d'andare in bicicletta.

Così facendo, i popoli Tutti t'obbediran come d'incanto E nei venturi secoli Avrai solenne culto e sarai santo.

O benedetta, o nobile Alma, sottratta alla terrestre lue, Allor vedrai le monache Baciar devote le reliquie tue.

Sotto quel bacio fervido Si rizzeranno alla virtù natìa, Rinnovando i miracoli Che, vivo, hai fatto per la dolce Argia.