Versos Italian Vincenzo Monti Il congresso cisalpino in Lione

Italian poem

Il congresso cisalpino in Lione

by (1754–1828)

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Duro, o prole di Giove eterne Muse, Serva la patria aver. Piú duro assai Niune aver leggi; e senza remo e vele Guidar la nave tra le sirti; e chiuse D’atri nembi le stelle, altro giammai Non veder che baleni in mar crudele; Orrende udir querele Per ogni parte; e libertà cercando, Non trovar che catene; E, bollenti le vene, Piegar la fronte alla ragion del brando, Alla cruda ragion che nelle selve Han su le miti le piú forti belve. Nata in mezzo alle stragi inclita figlia Del valor che in Marengo all’Alemanno

Tolse d’Italia il mal sperato impero, Alza, vergine insúbre, alza le ciglia, E dalle nubi del tuo lungo affanno Sprigionato e sereno ergi il pensiero. L’ammirando guerriero Che ti diè vita, dalla Senna mosse Per sanar le tue piaghe. Le rive odi presaghe Del Rodano esultar: ve’ che si scosse Per gaudio anch’essa la sua muta sposa, Che affretta, per veder, l’onda pensosa. Viene, ei viene l’eroe; non già di guerra Nembi portando; né davanti al forte Sferza i suoi negri corridor Bellona. D’umano sangue assai bebbe la terra; Assai degli orbi padri e delle smorte Vedove il pianto e il maledir risuona. Sola al cor gli ragiona Pensier di pace la cecropia diva; Non qual Xanto la vide Brandir armi omicide, Ma in man scotendo la vivace oliva Tutrice di città, qual già devoti L’invocâr d’Erettèo gli alti nepoti. Cruda di regno ambizïon fe’ bello Parer sovente un gran misfatto, e laude Acquistaron le stragi e le ruine. Quindi all’avido Ciro e a quel flagello Di popoli Sesostri ancor s’applaude;

E Dario debellato e le divine D’Ammon compre cortine Fecer del figlio di Filippo un dio. Ma domar innocenti Non avversarie genti, Sol per farle soggette, opra è di rio Tiranno: oppressa umnanità sospira Su quei trionfi, e la ragion s’adira. Ma bello in fronte a buon guerriero e degno Delle chiome de’ numi è il lauro tinto Del sangue sparso per le patrie mura: Bello il tôr nazïoni a giogo indegno, E vincitor la volontà del vinto Interrogar, rimossa ogni paura. Scopri adunque secura Le tue tante ferite, o dischiomata E quasi spenta in culla Cisalpina fanciulla. Tua, se taci, è la colpa; né versata Fia lagrima su te. Giace deserta! Del vil la sorte; e s’ei va servo, il merta. Il sol che scalda de’ tuoi figli il petto Rammentalo, infelice!) è ancor lo stesso Che la fronte scaldò di Scipio e Bruto: Ovunque attenta volgerai l’aspetto, Sculta la gloria ne vedrai sovresso Gli spersi avanzi dell’onor caduto. Divisïon fe’ muto L’italico valor, ma la primiera Fiamma non anco è morta. A chi nol crede, accorta Nell’orecchio dirai: l’anima altera

Che nel gran cor di Bonaparte brilla, Fu dell’italo sole una scintilla. Oh concesso dal ciel, spirto divino, Per dar pace alla terra; a cui Fortuna L’arbitrio cesse dell’instabil rota; E tal le Parche decretâr destino, Che, dovunque tu fossi, ivi la cuna Del valor fosse e la Vittoria immota: Deh la pietà ti scuota Del largo pianto che i begli occhi offende Di costei, che rinacque Di tua virtude, e tacque Aspettando ragion. Fine all’orrende Sue trafitte, per Dio! Vedi che priva Del creator tuo sguardo appena è viva. Tu dunque la rintegra, e il suo correggi Incerto fato; né patir che ria Forza tradisca l’alto tuo concetto. Tu di salde l’affida auguste leggi E di tal patto socïal, che sia Saggezza e libertà solo un affetto. E ben altro diletto Questo a te fia, chè d’armi e di guerrieri Inondar vincitore Tedeschi campi. Onore Certo è sublime debellar gli alteri: Ma gloria, se ben guardi, è piú verace Conquistar l’alme e compor genti in pace.