Italian poem
Lamento di Davide in morte di Saule e di Gionata
by Giacomo Zanella (1820–1888)
Pensa, Israello, pensa ch’estinti Alla montagna giacciono i forti. Come i valenti furono vinti? I generosi come fûr morti? Gl’incliti in guerra principi invitti Alla montagna giaccion trafitti.
Nol dite in Gette: nè d’Ascalonne Sovra le piazze sia chi l’intenda; Deh! che Filiste fra le sue donne Del nostro lutto gioia non prenda; Alle sue figlie con un sorriso Che nol racconti l’incirconciso!
Monti di Gelboe, pioggia o rugiada Su voi non scenda: d’erba sia nudo Il tristo campo, nudo di biada, Ove de’ forti giacque lo scudo; Ove Filiste pose in obblio, Ch’era Saulle l’unto di Dio.
Dritto nel core degli animosi Vibrava Gionata dardi mortali: Fitti nell’adipe de’ valorosi Ancor di Gionata stanno gli strali; Il pro’ Saulle scarco di prede Mai dalla pugna non torse il piede.
Saulle e Gionata vaghi ed arditi, Ambo ad un’ora giacquero uccisi; Saulle e Gionata, vissuti uniti, Nemmeno in morte furon divisi. Eran veloci più che sparvieri, Più che leoni erano fieri.
Figlie di Giuda, levate il pianto Sovra Saulle! Quando ei reddìa Dalla battaglia, di roseo manto A vostra gioia vi rivestìa; Offriavi pompa di auree corone, Quando reddiva dalla tenzone.
Come, Israello, come al conflitto I generosi prenci fur morti? Sovra i tuoi monti come trafitto Gionata cadde, cima de’ forti? Per te dal core gemo, fratello; Sì prode, o Gionata, eri e sì bello!
Più che l’amore di giovinetta Mi fosti all’anima dolce sospiro. Come de’ monti caddero in vetta? I valorosi come moriro? Gl’incliti in guerra principi invitti Alla montagna giaccion trafitti.