Italian poem
Archimede non già, Fidia nè Apelle
by Vincenzo Leonio (1650–1720)
Archimede non già, Fidia, nè Apelle Quest’arti illustri, e vaghe a noi concesse, Che sann’in legni, in marmi, o in lini espresse Di Natura imitar l’opre più belle; Creolle il Fabbro eterno, e al Mondo dielle Quando nell’Uom sua grande imago impresse, Fermò nell’aria il suol, le sfere eresse, E in Terra i fior dipinse, e in Ciel le stelle. Or non dovranno de’ Mortali a’ sensi Oggetto offrir, che non sia onesto, e pio, E quale all’alta origin lor conviensi. Che se ad altro lavor cieco desìo Muove la man; sorga la mente, e pensi, Che il primo Autor di sì bell’arti è Dio.
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